|
|
Critica
Le opere di Biagio Raone non hanno bisogno di un codice di lettura
per essere fruite dal riguardante.
Sono opere che raccontano una storia, quella del Salento più antico,
fatto di terre bruciate dal sole, di tronchi di ulivo contorti, di
sassi allineati dall'uomo, di dignità nel lavoro, ma di tanta
sapienza antica.
E' la nostra terra che emerge col rosso della bauxite, con i cieli
tersi e il mare incontaminato delle nostre marine.
Raone riesce a far parlare gli oggetti e i personaggi rendendoli
testimoni storici della nostra civiltà contadina. Il segno nitido
quasi fotografico diventa un documento.
La pennellata segue il segno esaltandosi con valenza cromatica quasi
impressionistica.
Luciana Palmieri
(docente di storia dell'arte)
* * *
L'arte di Biagio Raone merita considerazioni anzitutto per la
tematica che rappresenta ed esprime: il nostro Salento, di cui
l'artista coglie tutti gli aspetti, paesaggistici ed umani, antichi
e nuovi.
Nulla però, Raone concede ad un facile vedutismo e ad un gusto
mistificante che cancelli le connotazioni antropologiche, etniche,
storiche, spirituali della sua terra. La quale ci si offre nella sua
autenticità, coi suoi contadini, le sue donne, i suoi alberi, le sue
architetture rurali, le sue marine, i suoi paesi, i suoi interni.
Quello de nostro pittore è un discorso congeniale alla realtà
intrepretata, in un linguaggio semplice ed efficace, coerente ed
organico.
Storicamente l'artista si colloca nell'ambito delle correnti
realistiche contemporanee, senza eccessivi veristici o
iperrealistici.
Certo, la sua non è paura e semplice trascrizione di luoghi, di
cose, di uomini, in quanto la sua poetica ha evidenti risvolti
sociali, di partecipazione, di interesse umano, di radicamento
intenso nella sua terra e fra la sua gente.
I colori di Raone sembrano voler mimare con le loro pacate tonalità
il grande silenzio salentino, quello delle lunghe estati infocate,
quando anche gli uomini e le bestie tacciano; e l'unica voce è
l'intermittente frinire le cicale. Ma l'antropica essenza appare
diffusa e segretamente operante in ogni quadro del pittore.
Piero Mandrillo (critico d'arte)
* * *
Guardando e vivendo i quadri di Biagio Raone, si scorgono tutti i
valori dell'umano salentino, valori che spesso contemplano denunce
mai irose, sempre pacate e sensibilissime.
Gli anonimi faticatori della terra, i carrettieri sornioni che la
pioggia non tange, le tagliatrici d'uva, le ricamatrici con lo
sguardo oltre, molto oltre, il bianco lenzuolo; le umili esistenze
di paesaggi avvolti nei tenui veli della staticità, persino gli
ulivi contorti s'incarnano d'umano e piangono di gioia rabbiosa, e
le "pajare" inermi, picchiate dal sole impietoso e tormentante del
vento di scirocco.
Su tutti questi segni di vita - non - vita salentina, "i cieli" di
Biagio Raone, o la purezza fatta colore, i cieli puliti,
incontaminati, e tra nuvole di questa immensità i muti paesaggi, i
moniti, le speranze: il risveglio, la volontà forte e ferma per i
grandi rifiuti come per le inevitabili accettazioni.
Roberto Russo
|